Quando la cura è…a quattro zampe

Tra le tante qualità dei miei bassethound di certo c’è la capacità di lavorare sulle emozioni e di comunicare attraverso di esse.

Con piacere pubblico il seguente articolo scritto dall’Educatrice Marta Scacchi che ha voluto fortemente “una” bassethound del nostro allevamento per poter fare insieme un percorso di Pet Therapy.

“A volte la cura è il contatto. Quando un anziano sembra chiudersi nel suo muro di silenzio, quando un bambino autistico non riesce ad interagire con l’esterno, quando un malato oncologico rischia di perdersi il lato bello della vita… entrare in contatto con un animale, immergersi nella sua energia vitale, lasciarsi avvicinare quel tanto che basta per sentirne la dolcezza può essere un’esperienza rivoluzionaria.”

Un ringraziamento speciale a MARTA.

Progetto di Pet Therapy

educatrice Marta Scacchi

Premessa:

Nella società moderna, dove progressivamente l’istituzionalizzazione degli anziani risulta una esigenza famigliare e sociale, aumentano le ricerche medico-scientifiche che riconoscono il ruolo positivo svolto dagli animali sull’ambiente in cui vivono gli anziani.

Cani, gatti, pesci, uccellini, ma anche cavalli, capre e asini favoriscono il miglioramento del  benessere psicologico e fisico regalando serenità, risate e una presenza confortante.

Chi risiede in una casa di riposo tende a essere, o diventare, passivo, apatico verso ciò che lo circonda, ma anche agitato o aggressivo, in relazione alla patologia da cui è affetto; il contatto con un animale riesce a smuoverlo dal torpore o a calmarlo riportando una sensazione di serenità interiore.

Esistono numerose testimonianze di personale medico ed assistenziale che hanno assistito alla trasformazione di anziani, depressi e schivi, in persone solari e sorridenti solo con la presenza di un cane da poter accarezzare.

Una signora affetta da una forma di demenza che la rendeva apatica, davanti ad un cavallo, uscì dall’immobilità fisico-emotiva per abbracciarne il morbido collo.

Contattando i parenti si scoprì che, da giovane, la donna aveva un vissuto pregresso con questi animali: evidentemente il ricordo era riaffiorato nella sua mente, riportandola a provare quelle sensazioni di piacere e conforto.

L’uomo è un essere sociale che necessita di intrattenere legami con altri soggetti, non necessariamente umani.

Se la solitudine della vecchiaia può essere allietata da un animale si riducono stress e insorgenza di malattie psicosomatiche, grazie alla tranquillità e alla sicurezza che ci donano.

È dimostrato che accarezzare un “pet” abbassa la pressione sanguigna, rallenta il ritmo cardiaco e respiratorio, rilassa il tono muscolare, modificando la produzione neuro-ormonale.

Inoltre riduce la perdita ossea, favorisce livelli di colesterolo più bassi e un miglioramento della circolazione sanguigna.

Gli animali stimolano la socializzazione, aumentando il senso di responsabilità e utilità. Ci spingono al movimento per accompagnare il cane a passeggiare: anche chi ha limitate caratteristiche fisiche di movimento può allenare i muscoli allenando forza e coordinazione lanciando una pallina per giocare o usando una spazzola per pulire il pelo.

Occuparsi di un altro essere riduce le tendenze egocentriche aiutando a non focalizzare l’attenzione sulle proprie difficoltà.

L’animale non giudica, non valuta, non contraddice e facilita una comunicazione spontanea e non stressante.

Chi ha problemi di espressione riesce ugualmente a stabilire un contatto, dato che questo è possibile anche tramite il tatto e la gestualità e non necessariamente con la parola.

Gli anziani tendono a chiudersi in sè stessi, perdendo le motivazioni per affrontare il loro percorso finale, dimostrandosi poco collaborativi con la terapia.

Molti rifiutano le animazioni classiche come giochi di gruppo e letture; nel caso della presenza degli animali, accade che questi riescano a catalizzare l’attenzione di tutti.

Quello che un cane o un gatto apporta è, sicuramente, la nascita di maggiori sorrisi: vederli giocare o assumere buffe posizioni stimola una risata contagiosa e terapeutica.

Molti studi hanno dimostrato che la presenza costante di animali porta alla riduzione dei sintomi depressivi e alla minore necessità di ricorrere a farmaci.

Pet-therapy e Alzheimer

Nel caso di persone affette dal morbo di Alzheimer nei primi stadi, un animale svolge un effetto calmante aiutando il paziente a recuperare i comportamenti del passato che iniziano a essere dimenticati.

C’è la tendenza a ricordare episodi della vita precedente, legati alla presenza di altri animali.

Quando invece l’Alzheimer è in uno stato avanzato e il paziente è immobile nel proprio isolamento, l’animale si inserisce attraverso una comunicazione non verbale, aiutandolo a uscire dall’apatia e dalla condizione di ansia che lo contraddistingue.

Purtroppo non sono molte le strutture che utilizzano la pet-therapy:

la maggior parte la esclude affermando che la gestione degli animali sia troppo impegnativa, altri adducendo a giustificazione le difficoltà burocratiche nell’ottenere le autorizzazioni dell’AUSL.

Unire anziani e animali apporta vantaggi a entrambi.

Le persone hanno bisogno di toccare e di essere toccate: accarezzare un cane o avere un gatto sul letto che fa le fusa produce un effetto incredibilmente rigenerante.

Gli animali portano amore allo stato puro e grande serenità.

Adottare animali nelle strutture con anziani migliora la qualità della vita di entrambi.

L’attuale società tende a basare tutto sui costi, per agevolare profitti e consentire risparmi ai parenti.

La fine dell’esistenza non dovrebbe essere valutata come un semplice evento da chiudere alla svelta ma come una fase che può apportare ancora momenti piacevoli.

Il Progetto

Da qui l’idea di portare la pet therapy “in pianta stabile” all’interno del mio luogo di lavoro.

L’esperienza nel mondo del non farmacologico mi spinge da sempre a cercare soluzioni non convenzionali al benessere della persona e al raggiungimento di obiettivi medico-educativi che non passi sempre per una via chimico-sintetico: la “chimica naturale” del legame con l’animale è gioco forza di un to cure e to care improntato sulla normalità e su quell’alchimia che uomo e animale da sempre condividono.

Portare quotidianamente il cane all’interno dei nucleo di lavoro, facendone una “medicina” quotidiana del sorriso permetterebbe di contattare ospiti più difficili e tendenzialmente isolati (ospiti in stato vegetativo, ospiti severamente compromessi, ospiti che non accettano la relazione con l’operatore, poiché il cane si fa “strumento” di relazione ponendosi come tassello di unione per la condivisione di emozioni e vissuti che spesso restano territorio inesplorato dell’animo umano.

Avere incontri programmati e prefissati (con costi elevati e tempi stretti) fa si che gli anziani coinvolgibili debbano essere limitati e comunque scelti tra i tanti che invece gioverebbero dell’attività; la quotidiana presenza supera questo ostacolo e fa si che si stabilisca un vero e proprio legame affettivo che aiuta l’anziano a coltivare il suo senso del tempo. SI crea, così, un’oasi di pace e tranquillità davvero preziosa. Incontro dopo incontro, giorno dopo giorno, tra coccole e giochi, si apre lo spazio di una relazione che ha incredibili benefici – oggi scientificamente dimostrati – sia dal punto di vista fisico che emotivo nell’anziano. Inoltre l’animale stimola la relazione anche con altre persone, migliorando la qualità.

La Pet Therapy apporta tantissimi benefici alle persone con Alzheimer, soprattutto nelle fasi iniziali della malattia. La presenza di un animale nella vita quotidiana di un paziente con Alzheimer in particolare:

  • stimola la capacità motoria del paziente 
  • ne risveglia l’interesse
  • migliora i sintomi depressivi
  • riduce l’agitazione e l’aggressività
  • stimola l’attenzione
  • aumenta il senso di responsabilità
  • rafforza l’autostima

Continue ricerche scientifiche dimostrano quanto questa terapia non farmacologica sia funzionale per contrastare l’avanzare della malattia, in particolare quando applicata insieme ad altre attività, come la musicoterapia o l’esercizio fisico. 

Prendendosi cura dell’animale, portandolo al guinzaglio, dandogli il cibo e spazzolando il pelo, il malato di Alzheimer entra in una relazione positiva e nutriente, fonte di benessere fisico ed emotivo.

Non ultimo tengo a sottolineare il benessere che la presenza dell’animale porta nell’equipe lavorativa a 360° spesso luogo di diatribe e asti sicuramente non positivi per il benessere emotivo degli ospiti stessi

Modalità e tempi di realizzazione

Si prevede che l’animale, adeguatamente formato, a seguito di una verifica e dell’acquisizione mediante esame di un titolo idoneo sia inserito all’interno del luogo di lavoro con frequenza quotidiana.

Verranno alternati momenti strutturati di pet therapy di gruppo con specifiche attività e obiettivi stabiliti dall’equipe di lavoro e momenti in cui l’animale sia semplice presenza “non operante” ma comunque attiva a livello emozionale.

Il benessere dell’animale è cardine della sua presenza che sarà garantita solo se e quando sussistano le condizioni necessarie a garantirne uno stato di quiete e tranquillità.

Costi

Il costo per la struttura è puramente emotivo ed emozionale cioè essere disponibile ad accogliere un “collega” di diversa specie, professionista del benessere e di aiuto alla quotidianità. Le spese materiali, infine, risultano nulle all’ente in quanto il cane è di proprietà dell’educatrice che se ne assume totale onere sia formativo (ogni anno è richiesto il rinnovo di brevetto) che di mantenimento.

L’educatrice

Marta Scacchi

Coadiutrice del cane 

Referente/Responsabile di progetto

Esperto in IAA su modello AIUC